Il diritto della proprietà intellettuale in Italia nel settore delle biotecnologie

proprietà intellettuale

Organizzatore: Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) – Divisione VII – Brevetti nazionale, europei e domande internazionali di brevetto.

La normativa di riferimento che è stata descritta e affrontata dai partecipati durante l’incontro è:

  • Codice Proprietà Intellettuale – sez. IV bis – “Invenzioni Biotecnologiche”
  • Direttiva 98/44/CE – “Protezione Giuridica delle Invenzioni Biotecnologiche”
  • European Patent Convention Implementing Rules (i.e. 23b-23e)
  • Recepimento nazionale italiano della Direttiva Europea 98/44/CE: DL 03/2006 e Legge di conversione 78/2006

Durante la Tavola Rotonda è stato lungamente discusso ed approfondito cosa, in campo biotecnologico, possa essere oggetto di brevettabilità e cosa invece – per motivi principalmente etici – è escluso dalla brevettabilità. In particolare la dottoressa Guglielmetti (UIBM) ha affrontato la tematica da un punto di vista legale, soprattutto in riferimento alla normativa nazionale, mentre la dottoressa Bacchin, legale presso l’European Patent Office (EPO), ha dato l’interpretazione dell’organizzazione europea.

Da questi interventi è risultato chiaro che l’Italia ha mostrato una interpretazione maggiormente restrittiva rispetto all’Europa e che, in alcuni casi, si è mostrata precursore rispetto ad alcune problematiche specifiche come per esempio nel caso delle “Cellule Staminali”.

Realmente illuminante si dimostrato l’intervento della dottoressa Olga Capasso che ha iniziato la propria carriera lavorativa come ricercatrice nell’ambito della biologia molecolare e che ormai da molti anni si occupa di proprietà industriale. Il suo background scientifico ha dato un contributo notevole all’interpretazione delle norme.

Il primo punto rilevante da sottolineare è la crescita esponenziale degli sviluppi farmaceutici biotecnologici, dei relativi brevetti richiesti e delle registrazioni in corso. Si tratta di un settore in rapidissima espansione soprattutto per l’efficacia e per l’alta percentuale di successi in registrazione (dati FDA-USA).

Per comprendere ed approfondire il differente approccio dei vari uffici brevetti in tutto il mondo è stato affrontato il “caso Myriad” (mutazioni genetiche per utilizzo diagnostico). A seguito di questo caso, infatti, l’approccio statunitense, che per natura è sempre stato più permissivo, ha subito un forte restringimento dei criteri, risultando di fatto ad oggi più restrittivo di quello Europeo.

L’armonizzazione della normativa a livello mondiale è ancora molto lontana.

Scritto da  Valeria Cardinale