Importare integratori dagli USA

Integratori alimentari dagli USA

In tempi economicamente difficili si sa che le persone cercano di limitare le spese ai beni necessari, cercando di spendere i propri risparmi nel modo più oculato possibile e per quei beni ritenuti necessari.

Il bene più prezioso, lo sanno tutti, è la salute. Ecco quindi che un mercato mai veramente in crisi è quello degli integratori alimentari, ai quali i consumatori si rivolgono cercando soluzioni a piccoli disturbi o squilibri metabolici, spesso a ragione, talvolta a torto, certamente invogliati da ciò che viene pubblicato nelle pagine web dedicate ai singoli prodotti.

Le nuove tecnologie vengono sempre più utilizzate non solo come fonte d’informazioni su nuove formulazioni e sugli effetti fisiologici dei loro componenti, ma anche per trovare l’offerta commerciale più conveniente.

In genere il miglior rapporto fra attività vantate e prezzo è offerto da prodotti che provengono dal di fuori dell’Europa, in particolare asiatici e americani, magari contenenti ingredienti “esotici” per il consumatore europeo.

Visto il successo commerciale di tali integratori è normale che aziende e privati siano tentati di importare in Italia prodotti fabbricati al di fuori della Comunità Europea ed è a questo punto che ci si trova a dover fronteggiare i problemi legati all’importazione degli integratori.

Attenzione, non mi riferisco alle lungaggini burocratiche e ai documenti previsti dalle procedure doganali, ma alle più basilari norme previste dalla Comunità che regolano il settore alimentare in termini di composizione, etichettatura e sicurezza.

Come noto l’Europa ha tentato negli ultimi anni di armonizzare la normativa di settore determinando le fonti di vitamine e minerali, stabilendo quali informazioni debbano essere inserite obbligatoriamente nei testi delle etichette e determinando quali sostanze possono vantare effetti salutistici, indicando anche le espressioni più corrette per farlo.

A tutto ciò si aggiungono le normative nazionali che, pur non potendo modificare i Regolamenti europei, ne completano alcuni aspetti laddove la Comunità ha lasciato dei vuoti normativi da colmare con leggi e decisioni nazionali (ad esempio i livelli massimi giornalieri per vitamine e minerali o la disciplina in merito all’utilizzo dei preparati a base di piante).

Volendo semplificare all’estremo l’argomento e limitandoci a considerare il mercato italiano, potremmo dire che gli importatori devono far fronte a tre diverse tipologie di problemi:

Aspetti burocratici:

  • I prodotti devono essere notificati al Ministero della Salute.
  • Possono notificare solo le aziende che si configurano come Operatori del Settore Alimentare (OSA) registrati presso l’Azienda Sanitaria Locale (ASL) più vicina alla relativa sede legale.
  • I prodotti possono essere commercializzati solo 90 giorni dopo la data di notifica.

Aspetti sostanziali:

  • Gli eccipienti utilizzati devono essere ammessi a livello comunitario in base alla tipologia d’integratore.
  • Ingredienti a effetto nutritivo o fisiologico devono essere compresi nelle liste positive europee e italiane e i loro livelli massimi rispettati.
  • Sostanze non utilizzate in Europa prima del 15 maggio 1997 sono considerate Novel Food e per poter essere commercializzate richiedono una particolare procedura che prevede una richiesta formale di utilizzo alla Comunità, con tanto di dossier specifico sull’ingrediente contenente le sue caratteristiche chimico-fisiche, di composizione e di sicurezza.

Aspetti formali:

  • Il prodotto deve raggiungere la dogana già etichettato in italiano.
  • Le etichette devono essere conformi alle normative che regolano le informazioni obbligatorie da fornire al consumatore.
  • Gli effetti vantati devono soddisfare quanto stabilito a livello comunitario in termini di claims salutistici.

Purtroppo se tutti questi punti non vengono analizzati prima di dare il via al progetto d’importazione, il risultato finale è quello di trovarsi un prodotto bloccato in dogana per accertamenti o nella peggiore delle ipotesi, non commercializzabile in Italia o in Europa.

Quello che spesso non si considera è proprio il fatto che un prodotto acquistato negli USA, giusto per non citare sempre i soliti paesi asiatici, benché sicuro da un punto di vista dei possibili contaminanti o delle impurità, sarà sicuramente conforme a una normativa diversa dalla nostra e dovrà rispondere a requisiti differenti.

Prima di imbarcarsi in investimenti onerosi, la procedura più corretta e sicura da seguire è certamente quella di verificare eventuali problemi normativi e assicurarsi di aver adempiuto gli obblighi regolatori, magari avvalendosi della consulenza di esperti del settore.

Come dicevamo all’inizio viviamo tempi difficili ed evitare uno spreco di soldi, sicuramente fa bene alla salute.