I giovani laureati hanno ancora un futuro? Secondo Sante Di Renzo, sì.

Con una disoccupazione giovanile del 35,7%, l’Italia si colloca all’ultimo posto, tra le nazioni europee, per investimento professionale sugli under 24, sebbene in Italia il problema si estenda anche agli under 30. La media europea è del 18,7%, comunque alta.

Se si guardano i numeri dei neolaureati, la situazione è ancora più fosca: soltanto il 57,7% dei laureati italiani tra i 24 e i 30 anni trova un lavoro, contro l’80,7% della media europea. Che poi questo lavoro sia adeguato al titolo di studio conseguito è tutt’altra storia.

In generale controtendenza, rispetto a questi dati, si muove Di Renzo Regulatory Affairs. Leader italiano e internazionale nel settore farmaco-regolatorio, la società – fondata e gestita da Sante Di Renzo – assume regolarmente giovani laureati in chimica, biologia, medicina, fisica, farmacia, CTF (chimica e tecnologia farmaceutica), statistica e ingegneria, e per giunta a tempo indeterminato.

Abbiamo chiesto al dottor Sante Di Renzo, chimico, qual sia il suo segreto.

Intervista di Francesca Garofoli

Immagino che andare in controtendenza, rispetto ai tassi di disoccupazione giovanile, la renda orgoglioso…

In effetti, sì. Credo sia la miglior conquista per chi decide di prendersi onere e responsabilità di dirigere un’azienda: vederla crescere. Investire sui giovani, è investire sul futuro, innanzitutto dell’azienda stessa. Mi creda, non è retorica. Senza dimenticare, però, che delle oltre 90 persone che lavorano con Di Renzo Regulatory Affairs, un terzo sono persone mature, perché l’esperienza è un potenziale aggiunto, soprattutto per coloro che devono imparare il mestiere.

Ci sono molte scuole presso le quali vengono erogati corsi di Affari Regolatori (Regulatory Affairs). Lei si rivolge mai a una di queste quando ha bisogno di assumere qualcuno?

Quando lancio un annuncio su Linkedin e Indeed per una o più posizioni libere nella mia struttura, molte aziende che hanno attivato corsi di formazione in Affari Regolatori mi chiamano per proporre i loro iscritti. Fino a questo momento non ho mai attinto alle loro proposte. Il fatto è che, dopo molti anni di attività in questo settore, so con precisione quello di cui ho bisogno e pertanto lancio annunci mirati, che stimolano risposte precise. Alla fine diventa un gioco, che mi diverte moltissimo.

Ma sono molte le scuole in questo specifico settore?

Sembra di sì. Alcune neanche le conosco. Quelle più gettonate riguardano gli Affari Regolatori, la Farmacovigilanza, la Sperimentazione Clinica, Qualità e Market Access. Personalmente, se sono alla ricerca di un neolaureato, non m’interessa che abbia frequentato un corso formativo su uno specifico settore. In quindici giorni, qualsiasi neolaureato, se opportunamente affiancato, può cominciare a muoversi in autonomia. E non c’è migliore scuola dell’esperienza pratica. Sono invece altri gli aspetti che vado a esaminare: la conoscenza dell’inglese, un buon voto di laurea e anche l’essersi laureato nei tempi giusti, per esempio. Se invece sono alla ricerca di una persona con esperienza, guardo dove ha fatto esperienza – se presso consulenti, piccole o grandi aziende o multinazionali – e quali competenze ha assunto nel tempo. Guardo anche con quale frequenza ha cambiato lavoro, e moltissime altre cose.

Perché allora tante scuole, se si può fare da soli?

Sicuramente è una fonte di lavoro per i docenti. Per i neolaureati, invece, rappresentano una possibilità in più, per proporsi con una certa esperienza già acquisita, visto che con la sola laurea non hanno raggiunto i loro obiettivi.

Di solito lei assume basandosi solo sul curriculum?

Un buon curriculum, ben costruito, non ridondante, in cui ci siano tutti gli elementi necessari a una valutazione, aiuta molto. Preferisco però vedere sempre la persona, fisicamente: dal modo di relazionarsi, dai gesti, si capiscono molte più cose. E la mia seconda laurea in Psicologia fa il resto. Di solito scelgo pochi curriculum e invito le persone in questione a un colloquio. Basta poco, a questo punto, per delineare un’idea corretta del candidato.

Cosa chiede al candidato? Pone domande standard?

Lascio parlare un poco la persona in questione, faccio qualche domanda, poi spiego qual è il tipo di lavoro che possiamo offrire e ascolto molto, con pazienza. Insomma, faccio in modo che diventi spontanea e che tralasci il discorso che si era preparato. Trascrivo poi sulla copia del curriculum il mio primo giudizio e aspetto un paio di giorni, per permettere alle mie interpretazioni inconsce di emergere. Quindi procedo con l’assunzione oppure declino l’offerta.

Lei avverte tutte le persone che ha incontrato dell’esito del colloquio?

Avverto sempre le persone che ho convocato e, molte volte, anche quelle che hanno inviato il curriculum ma che non ho preso in considerazione sul momento. Conservo tutti i curriculum ricevuti.

Di Francesca Garofoli