Wearables e domotica per terapie su misura

I risultati di un nuovo dispositivo a sensori per la rilevazione dei movimenti dei pazienti affetti da morbo di Parkinson hanno riacceso l’interesse per i dispositivi a misura di paziente e per la domotica applicata alla salute.

Il dispositivo in questione si indossa al polso o alla caviglia ed è collegato ad un algoritmo: i dati raccolti sulle attività quotidiane (andatura, vestizione, movimenti) vengono analizzati alla luce della somministrazione dei farmaci per valutare la risposta effettiva del paziente alle terapie.

Questo nuovo approccio di personalizzazione delle terapie è l’ultima frontiera nel campo dei dispositivi per la creazione di strumenti che possono monitorare i pazienti senza interferire con la loro vita in maniera eccessivamente invasiva e in grado di raccogliere informazioni da veicolare agli operatori sanitari.

Sono sempre di più, ad esempio, i dispositivi medici indossabili, i cosiddetti “wearables”: smartwatch che calcolano le calorie consumate, occhiali a realtà aumentata, dispositivi per la misurazione della glicemia e la somministrazione di insulina, braccialetti che prevedono il sopraggiungere di una crisi epilettica.

È un mercato in costante crescita, grazie alla facile fruibilità di questi dispositivi da parte dei pazienti, ma anche delle strutture sanitarie, il cui lavoro di cura e prevenzione risulta enormemente facilitato.

I dispositivi indossabili accelerano infatti lo scambio di informazioni tra medico e paziente e fungono da strumento di prevenzione, sensibilizzando i cittadini al monitoraggio di alcuni parametri (calorie, ossigeno, battito cardiaco) prima che diventino un problema per la salute. I soli dispositivi per il monitoraggio dell’attività fisica hanno raggiunto un valore di mercato di quasi 4 milioni di dollari, e si prevede che la loro diffusione venga triplicata entro il 2020.

Purtroppo i tagli alla spesa sanitaria, soprattutto nel nostro Paese, rappresentano un forte ostacolo all’adozione di questi strumenti da parte delle strutture sanitarie. Anche la scarsa cultura tecnologica di medici e pazienti non ne favorisce l’utilizzo.

Dal canto suo, anche la domotica si sta indirizzando verso l’identificazione dei punti deboli dell’assistenza sanitaria con lo scopo di sviluppare tools di teleterapia e teleassistenza, con particolare attenzione alla popolazione anziana destinata ad aumentare.

Pur non nascendo in maniera specifica per le persone con problemi motori, la domotica può aiutare anziani, disabili e pazienti affetti da malattie neurologiche o motorie a mantenere la propria autonomia e a migliorare la qualità della vita. Tirare su una serranda, aprire una porta, alzarsi dalla poltrona, sono tutte attività che possono diventare problematiche per chi soffre di difficoltà motorie e che la domotica può invece risolvere.

I vantaggi sono evidenti agli occhi di tutti: meno costi per l’assistenza domiciliare, per farmaci e ospedalizzazioni. Il futuro dei wearables e della domotica applicata alla salute si giocherà quindi tutti nelle risorse economiche.

Scritto da: Maria Pia Felici